Cresce il veleno nella falda: da via Milano al Villaggio Sereno è « sos» tetracloroetilene

di Pietro Gorlani, brescia.corriere.it, 19 marzo 2019

Trattasi di solvente clorurato usato in campo civile e industriale per sgrassare metalli o smacchiare tessuti e potenzialmente cancerogeno. Trovato anche nel pozzo San Bartolomeo le cui acque vengono però filtrate e rese potabili

«Brescia galleggia sui veleni» titolava l’edizione bresciana del Corriere il 23 marzo 2015 pubblicando i dettagliati studi Arpa sulla falda. Veleni che — come nel caso del cromo esavalente — negli anni si sono ridotti grazie al venir meno delle fonti d’inquinamento, di qualche bonifica in corso (vedi i siti Baratti, Forzanini, Oto Melara) e grazie all’abbassamento della falda. Ma non è una regola universale. Ci sono tante e pericolose eccezioni. Una su tutte, il tetracloroetilene: solvente definito dallo Iarc «potenzialmente cancerogeno». Nel 2018 è aumentato in modo considerevole nella falda sotto il comparto Milano ed in quella al confine con la Valtrompia: nell’area ex Stefana-Regoli-Slm è 160 volte il limite di legge (che è di 1,1 microgrammi al litro). Aumenti più modesti al Villaggio Sereno. Aumenti che dicono di come sia complessa e urgente la bonifica dei 2.100 ettari di falde sotterranee del sin Caffaro.

Il tetracloroetilene non è l’unico solvente in crescita: sotto la Caffaro cresce anche il cromo (che diminuisce nel resto della città), il mercurio (un massimo di 58 microgrammi al litro) ed i Pcb: nel marzo 2018 è stata rilevata una concentrazione massima di 5,5 mcg/l, ovvero 550 volte oltre il limite soglia. Questo sta a significare quanto sia insufficiente il pompaggio e il filtraggio di 13,5 miliardi di litri d’acqua di falda che da anni effettua la Chimica Fedeli di Pisa, «ospite» dello stabilimento: il prossimo anno verrà sostituita dalla Aecom, la multinazionale Usa che ha vinto il bando per la messa in sicurezza del sito industriale. Arpa ha trovato 58,9 microgrammi di tetracloroetilene s nel pozzo San Bartolomeo, anche se A2A Ciclo Idrico abbatte con carboni attivi tutti i solventi, rendendo l’acqua dell’acquedotto potabile (e dal 2014 ha aggiunto anche il trattamento per il cromo esavalente). Arpa ipotizza che ci sia una storica contaminazione in arrivo dalla Valtrompia e che riguarda la zona nord della città. Le contaminazioni del comparto Milano (fino a 135 ug/l) vengono fatte risalire all’«Iveco» e ad altri sorgenti ignote. Il solvente è leggermente in aumento (fino a 45 microgrammi) anche al pozzo Sereno 1 del villaggio Sereno (disattivato nel 1986).

Per il tetracloroetilene gli «untori» possono essere stati molteplici visto che il solvente è impiegato nel trattamento di metalli, negli sgrassaggi industriali e tessili oltre che nella produzione di vernici. «Si conferma essere uno dei contaminanti più diffusi all’interno dell’area indagata» e l’individuazione delle sorgenti di contaminazione «risulta complessa» si legge nel report di Arpa Brescia. Insomma, non è come il mercurio, i Pcb e il Tetracloruro di carbonio, prodotti esclusivamente in passato dalla Caffaro. Il modello idrogeologico messo a punto da Arpa del resto parla di uno spostamento della falda (di cui esistono tre tipologie) da nord a sud negli anni. Sempre a sud dell’autostrada A4, Arpa ha notato una criticità per il triclorometano al pozzo Torchiani (33,8 microgrammi contro lo 0,6 del 2015): «In crescita rispetto ai precedenti monitoraggi e molto superiore ai valori riscontrabili a monte. Il confronto suggerisce la presenza di una sorgente attiva in corrispondenza o a monte dell’area Torchiani». Fondamentali saranno i nuovi campionamenti che verranno realizzati quest’estate.
pgorlani@corriere.it

“Dossier” inquinamento:

19 marzo 2019 | 11:07

“METALLI TOSSICI E SOSTANZE NOCIVE, INQUINANTI” (Brescia 2019)

di Alberto Frattini, atti convegno presso Ass. Aleph Bardo, Villa Carcina (BS)
vedi anche “Dossier” Inquinamento:

“Definizioni – Brescia e la Val Trompia
Integrazioni naturali nelle intossicazioni non degenerative”

Ma che dire degli scienziati di una medicina assurda, che si perde in interminabili ricerche farmacologiche e in sottili disquisizioni su aspetti spesso del tutto marginali rispetto ai problemi reali che investono la salute collettiva? L’esempio degli ortopedici che ignorano di lavorare su ossa piene di piombo non è il solo
(Aldo Sacchetti, Sviluppo o Salute la vera alternativa, 1981 Pàtron editore)

Leggi tutto ““METALLI TOSSICI E SOSTANZE NOCIVE, INQUINANTI” (Brescia 2019)”

Sviluppo e Salute

  • di Aldo Sacchetti, Cap. I di “Sviluppo o Salute, la vera alternativa”, 1981

L’aspetto forse più sconcertante della realtà attuale è che, malgrado il diffondersi delle nozioni sulla nocività dell’ambiente, degli alimenti e dei sistemi di vita tipici dello sviluppo industriale, ad esse non sia dedicato, non solo nei mass-media e nella letteratura non specializzata, ma neppure nel dibattito culturale in genere, quel rilievo e approfondimento che meritano per il fatto di attenere a interessi vitali per la sopravvivenza stessa dell’umanità.

Leggi tutto il documento su aldosacchetti.wordpress.com

“Dossier” Inquinamento:

Piombo contro gli inermi

  • di Aldo Sacchetti, Cap. III di “Sviluppo o Salute, la vera alternativa”, 1981

L’inquinante pandemico – Le preoccupazioni espresse per l’inquinamento mondiale da mercurio divengono ancora più serie per quello da piombo. Qui la denuncia non può non farsi vibrata, anzi drammatica. Se l’estrazione mineraria annuale di mercurio raggiunge l’ordine di grandezza di 70.000t, quella del piombo tocca ormai i 4 milioni di t. Largamente utilizzato per la sua malleabilità, il basso punto di fusione (327,4°C), l’alto peso specifico, la scarsa conducibilità elettrica, termica ed acustica, il piombo trova una vastissima gamma di applicazioni nell’industria elettrica e in quella chimica, nelle industrie del vetro, della ceramica, della gomma, delle vernici, delle armi, in radiologia, nell’industria nucleare, ecc. Ma, soprattutto, l’esplosivo incremento della produzione di piombo è legato all’industria automobilistica, che ne è la massima consumatrice (batterie di accumulatori, cuscinetti metallici, leghe per saldatura, additivazione delle benzine).

Leggi tutto il documento su aldosacchetti.wordpress.com

“Dossier” Inquinamento:

I problemi della lotta contro gli inquinamenti dell’ambiente di vita

  • di Aldo Sacchetti, estratto da «Corso di Medicina Preventiva per Medici Condotti» Bologna 1973

In definitiva è non solo e non tanto dalla tecnologia, arma di per sé a doppio taglio, che potremo ottenere il successo nella lotta contro gli inquinamenti e la degradazione ambientale, bensì dalla partecipazione diretta e consapevole dei cittadini alle scelte che riguardano la propria vita e il proprio avvenire.

Leggi tutto il documento sul sito aldosacchetti.wordpress.com

“Dossier” Inquinamento:

Cromo nelle acque: valori anomali in sei comuni della provincia

  • di Pietro Gorlani, 15 Febbraio 2016 – Giornale di Brescia
Cromo nell’acqua a Gardone Valtrompia, Concesio, Villa Carcina, Paitone, Lograto e Travagliato: le fonti dell’inquinamento vanno cercate nell’industria

Il passato (ma anche certo presente) industriale della Valtrompia e dell’hinterland continua a lasciare il suo marchio nell’ambiente. Stiamo parlando del cromo esavalente, metallo cancerogeno utilizzato per i bagni galvanici di molte lavorazioni (armi, pentole, rubinetti). Che si rintraccia ancora nell’acqua potabile di Gardone Valtrompia, Concesio, Villa Carcina, Paitone, Lograto e Travagliato, anche se non in tutti i quartieri. Si va dai 17 microgrammi al litro in via Molini a Concesio, ai 6 microgrammi di Lograto.

continua a leggere sul sito

“Dossier” Inquinamento:

Cromo nell’acqua: Brescia fa scuola, valori elevati a Concesio e Villa Carcina

di Pietro Gorlani, 7 Gennaio 2017 – Brescia Corriere.it

Il Ministero abbassa i limiti di Cromo in tutta Italia
Sulla scorta del caso Brescia, città che aveva alti livelli di cromo, la concentrazione massima passerà da 50 a 10 microgrammi al litro.«Fuorilegge» Concesio e Villa Carcina

Anni di paure e dibattiti per l’eccesso di cromo esavalente nell’acquedotto cittadino (una media oscillante tra i 7 ed i 9 microgrammi al litro fino all’estate 2014) e la conseguente soluzione definitiva trovata da A2A e Loggia, hanno fatto scuola a livello nazionale. Proprio sulla scorta del «caso Brescia» (La situazione di pochi anni fa la potete leggere nel pezzo linkato qualche riga più in giù) il ministero della Salute ha recentemente emanato un decreto che abbassa da 50 a 10 microgrammi (ug) al litro i limiti di legge per il cancerogeno cromo VI nelle acque potabili. Una volta pubblicato in Gazzetta Ufficiale, doterà l’Italia di uno dei limiti più cautelativi al mondo, al pari della California.

Il caso di Brescia e la soluzione trovata due anni fa. Molti ricorderanno le proteste
dei genitori che tra il 2013 e il 2014, erano preoccupati per la salute dei loro figli, costretti a bere nelle mense scolastiche l’acqua di rubinetto, tanto che la Loggia deliberò la fornitura di minerale in bottiglia. L’Asl sottolineava che i limiti di legge (50 ug per il cromo totale) per l’Organizzazione mondiale della Sanità erano sufficientemente cautelativi. Ma c’era una schizofrenia legislativa sottolineata dagli abitanti, che firmarono anche un esposto in procura: la legge, per l’acqua di falda, prevede un limite massimo di 5 microgrammi. La chiave di volta arriva nel marzo 2014, quando l’autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) afferma che per escludere del tutto «possibili effetti neoplastici» sarebbe stato meglio non superare il limite di 2 ug/litro per i bimbi e di 5 ug per gli adulti. Da Brescia arrivarono anche due proposte di legge: una del deputato Pd Alfredo Bazoli (propose il limite di 10) e una dei Cinque Stelle (limite di 5). Ora, finalmente, la nuova legge. Che a Brescia è «rispettata» da oltre due anni: da quando A2A aggiunge solfato ferroso ai suoi pozzi trasformando cromo VI in cromo III che viene filtrato e smaltito in fognatura. Certo resta la drammatica situazione delle falde, inquinate da decenni di industrializzazione e dai veleni scesi dalla Valtrompia.

Cromo nell’acqua: problemi in Valtrompia. Se i nuovi limiti per il cromo VI dovessero entrare in vigore oggi, parte dell’acquedotto di Concesio e Villa Carcina sarebbe fuorilegge. Stando alle analisi chimiche Ats, tra novembre e dicembre a Concesio è stata rilevata una concentrazione di 11 microgrammi/litro a S.Vigilio (via Mazzini) e di 12 a Cà del Bosio (parco giochi). Vero è che nella cittadina A2A estenderà al più presto il trattamento con il solfato ferroso. A settembre a Villa Carcina (Viale Italia) la concentrazione rilevata di cromo era di 12 ug. La Valtrompia che ha abusato di cromo per armi e posate ha problemi, anche se minori, anche a Gardone (6 ug in via Rovendolo e via Verdi) ed a Sarezzo (5 ug in via Seradello e I° maggio).
Nella Bassa il cromo è un problema a Lograto (6 microgrammi).

“Dossier” Inquinamento: