“METALLI TOSSICI E SOSTANZE NOCIVE, INQUINANTI” (Brescia 2019)

di Alberto Frattini, atti convegno presso Ass. Aleph Bardo, Villa Carcina (BS)
vedi anche “Dossier” Inquinamento:

“Definizioni – Brescia e la Val Trompia
Integrazioni naturali nelle intossicazioni non degenerative”

Ma che dire degli scienziati di una medicina assurda, che si perde in interminabili ricerche farmacologiche e in sottili disquisizioni su aspetti spesso del tutto marginali rispetto ai problemi reali che investono la salute collettiva? L’esempio degli ortopedici che ignorano di lavorare su ossa piene di piombo non è il solo
(Aldo Sacchetti, Sviluppo o Salute la vera alternativa, 1981 Pàtron editore)

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“Antibiologia dello sviluppo: una produzione contro natura” di A. Sacchetti, 2008

Aldo Sacchetti analizza l’impatto negativo della produzione sugli equilibri ambientali. Fin da quando andavano ponendosi le basi energetiche dell’era industriale si delineò nitido il contrasto fra le esigenze fisiologiche della biosfera – nella quale lo stesso organismo umano è integrato – e quelle di una società che veniva ineluttabilmente orientando la sua economia verso lo sfruttamento sempre più intenso di risorse non rinnovabili. Nel XIII secolo l’uso del carbone in Inghilterra provocava luridume, inquinamento e disagio, suscitando le vivaci rimostranze della nobiltà londinese. Ciò mentre ai lavoratori si schiudeva un solo destino: continuare a pagare, nelle miniere e nelle fabbriche, il più pesante contributo di sofferenze, di malattie e di morte, allo sviluppo del sistema produttivo. La natura – che l’estendersi dell’agricoltura aveva privato, nel giro di poco più di un millennio, del fitto mantello di foreste da cui l’Europa occidentale era un tempo coperta – non tardò ad accusare gli effetti nefasti delle nuove tecnologie. Nel 1500 l’umanista e scienziato tedesco Georg Bauer, da noi più noto col nome latino di Giorgio Agricola, così parlava dell’attività mineraria, che già appariva premesso materiale della nuova era: «Uno dei più forti argomenti dei detrattori di questa attività è che i campi vengono devastati: perciò la legge ha vietato agli italiani di scavare la terra per ricercare i minerali e danneggiare così i fertili campi, le vigne, gli oliveti. Essi deplorano che le piantagioni siano abbattute per costruire macchine e per fondere metalli. La scomparsa dei boschi provoca lo sterminio degli uccelli e di altri animali che sono gradito nutrimento dell’uomo. L’acqua di lavaggio dei minerali avvelena fiumi e ruscelli ed elimina i pesci. A causa delle devastazioni arrecate ai campi, ai boschi, ai corsi d’acqua, gli abitanti del luogo trovano difficoltà a procurarsi quanto occorre per vivere».

Estrazione mineraria

L’intensità delle coltivazioni minerarie di quattro secoli fa non può essere neppure paragonata a quella odierna. Nel 1983 la produzione mondiale di acciaio superò i 780 milioni di tonnellate e furono estratte circa 210.000 t di stagno; 650.000 di nichel; 5 milioni di amianto; 5,3 milioni di piombo; 6,5 milioni di zinco; 9,2 milioni di cromo; 9,7 milioni di rame; 15,3 milioni di alluminio; 2,7 miliardi di carbone; 2,8 miliardi di petrolio. L’impiego dei minerali è andato crescendo in progressione geometrica nell’ultimo secolo. L’estrazione mondiale del piombo non raggiungeva 130.000 t nel 1860, quella dell’alluminio, nel 1900, le 50.000. Il rame era conosciuto fin dal IX millennio avanti Cristo e usato dal III millennio in lega con lo stagno nella metallurgia del bronzo. Ma si ritiene che tutto quello utilizzato in oltre 100 secoli, fino al 1800, sia meno di quanto oggi ne produciamo in un anno. Per una legge fisica ineludibile, una parte di tali sostanze va irrimediabilmente perduta durante le fasi di estrazione, lavorazione, consumo. I combustibili fossili, anzi, vengono estratti proprio per essere distrutti nella combustione. Già le ricerche promosse, a partire dal 1970, dal Club di Roma, avevano posto in evidenza la finitezza delle riserve naturali, la globalità delle interazioni tra società, tecnologia, ambiente e i conseguenti inevitabili limiti dello sviluppo.

Accumuli altamente nocivi

Adoperare beni non rinnovabili – dal momento che anche le più avanzate tecniche di riciclaggio non possono impedire una dissipazione di materia in ogni successivo utilizzo – porta progressivamente al depauperamento quantitativo e qualitativo delle risorse. E ciò avverrebbe anche se il tasso di sviluppo fosse zero o lo sfruttamento decrescente. La prospettiva è, quindi, la perdita di minerali, associati dai primordi all’evoluzione stessa della civiltà. Ma più grave è un’altra considerazione. Finché le attività produttive rimasero iscritte nei grandi cicli biogeochimici mossi dall’energia solare, la biosfera non conobbe accumuli nocivi. In essa, infatti, ciò che è residuo di una specie è alimento di altre. Questo il segreto che ha permesso alla vita di svilupparsi in tre miliardi e mezzo di anni senza creare disordine, arricchendo anzi l’armonia della natura. La rivoluzione industriale, invece, ai processi ciclici che costituiscono la regola biologica sostituisce singole catene lineari, unidirezionali nel senso: produzione – consumi – rifiuti.

Entropia alle stelle

Insieme al rapido impoverimento di risorse si determina così una parallela disseminazione di scorie, incompatibili con le esigenze omeostatiche degli esseri viventi. I dati relativi all’accelerato flusso di materia verso il mare sono eloquenti, ma non bastano a far intendere la dimensione del problema. Le innovazioni tecnologiche dopo l’ultima guerra mondiale hanno accresciuto a dismisura l’impatto negativo della produzione sugli equilibri ambientali. Alla imponente circolazione di minerali tossici che la Terra custodiva gelosamente nella forma chimica più stabile entro le proprie viscere, ben segregati dalla vita, si è aggiunta un’infinità di sostanze create dall’uomo e del tutto estranee alla fisiologia animale e vegetale. L’entropia del sistema fisico terrestre è vertiginosamente aumentata.

La biochimica non è sufficiente

Vax: Eppure non è sufficiente la biochimica per comprendere cosa fanno i vaccini obbligatori. occorre un nuovo paradigma. In una cellula, notava il p. Nobel H. Frölich, vi sono circa 3000 enzimi e il numero di cellule del corpo umano è nell’ordine di grandezza di almeno centomila miliardi, che moltiplicato per 3000 dà 10 alla 17sima sistemi enzimatici dialoganti. un numero pazzesco.

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“L’impossibilità”, La Perdonanza n.57, 2003

di Aldo Sacchetti
Nel XX secolo la scienza separatrice ha prodotto la distinzione irreversibile socialmente più grave e pericolosa: quella tra la folla immensa degli incompetenti e i presunti competenti della tecnoscienza, in grado di misurare i rischi e di imporre ovunque il proprio paradigma circolo perverso contro natura all’origine ovunque il proprio paradigma interpretativo della realtà. La :tecnologia nucleare consegnava all’Industria processi di trasmutazione dei legami più interni all’atomo, provocando – tra l’altro – la formazione di radionuclidi non esistenti in natura assolutamente incompatibili con la vita. Alcuni di questi rimangono radioattivi per migliaia o addirittura milioni di anni. È in ogni caso impossibile impedire l’emissione dì radiazioni Iesive dai radionuclidi durante tutto il periodo del loro decadimento. Tra i prodotti indesiderati della tecnologia nucleare, quelli con più lungo decadimento debbono essere mantenuti in sicurezza, separati dalla vita, per tempi che vanno oltre ogni ragionevole orizzonte storico. Abbiamo scatenato un demone che non è più possibile controllare con certezza. Leggi tutto ““L’impossibilità”, La Perdonanza n.57, 2003″

“Scienza e Coscienza”, Arianna Editrice, 2018 – nuova edizione eBook

di Aldo Sacchetti

« Tutta la storia della contaminazione tecnogenica, dei suoi effetti biologici, della illusione umana di mantenere il controllo, è segnata da 4 costanti fondamentali:

Edizione Arianna Editrice, Ottobre 2018 – eBook – Pagine 306 Formato Pdf – ISBN 9788828500520 – Nuove appendici, approfondimenti e una prefazione di Alberto Frattini – Acquistabile qui

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“La sublime bellezza della maternità”, La Perdonanza n.56, Ott. Dic. 2002

di Aldo Sacchetti

Quella solatia mattina del 5 ottobre 1943, all’età di diciotto anni, giacevo in un letto della vecchia clinica chirurgica di Bologna, in attesa di essere sottoposto a un grave intervento. Poco dopo le 11 l’improvviso allarme aereo, l’urlo delle sirene, il panico di una città che appena dieci giorni prima era stata colpita da un tragico bombardamento, con oltre mille morti. Il personale ospedaliero si affrettò a trasportare gli infermi nei sotterranei dell’edificio, allora di un solo piano. Costretto dalla malattia all’immobilità, rimasi solo con mia madre nella clinica improvvisamente deserta. Ella, dal giorno del ricovero, non mi aveva abbandonato un istante e, appena risuonò minaccioso il rombo delle “fortezze volanti”, pregando con ardore si stese su di me per proteggermi. Quasi soffocato da quel seno e con il volto piegato su una spalla per respirare, udivo il fragore delle bombe mentre sul fragile tetto grandinavano schegge di ogni sorta. Ma sentivo anche il suo grande cuore pulsare ansiosamente con il mio, uniti come quando, nel suo grembo gravido, palpitavamo insieme, soggetti inscindibili di un’unica creazione. Leggi tutto ““La sublime bellezza della maternità”, La Perdonanza n.56, Ott. Dic. 2002″

“Aldo Sacchetti, medico igienista, padre dell’Ecologia italiana” (Brescia, 2017)

Presentazione Convegno:

FONDAZIONE LUIGI MICHELETTI
venerdì 5 maggio 2017 ore 14,30 – 18

Il richiamo coerente alla difesa della biosfera, l’opera incessante, il pensiero verso una nuova scienza

La Fondazione Luigi Micheletti di Brescia promuove per Venerdì 5 Maggio, presso la sala di lettura della Fondazione, un Seminario dedicato ad Aldo Sacchetti, medico igienista, scienziato, ritenuto uno dei Padri dell’Ecologia italiana, pensatore originale sui temi della sopravvivenza dell’uomo e della biosfera.
Alla base dell’iniziativa c’è la costituzione del “fondo archivistico e bibliografico Aldo Sacchetti” presso la Fondazione, che si arricchisce così di un capitolo fondamentale nel già ricco panorama dei fondi documentari sull’ambiente e l’ambientalismo. Nell’occasione, oltre alle opere principali, verranno presentate una serie di carte di questo importante ricercatore, comprese lettere e manoscritti inediti, resi disponibili attraverso la collaborazione del fratello Lamberto Sacchetti e di Alberto Frattini.
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“La consapevolezza della salute nell’uomo di oggi” (Livorno, 2015)

Atti Convegno: Video
Parco del Mulino, Ardenza Terra,  Livorno, 14 Novembre 2015
L’eccesso di medicalizzazione della vita e della ricerca farmaco-medica promuove la malattia, invece della salute e aumenta la distanza tra curante e curato. L’accanimento diagnostico rivela spesso l’incapacità di comprendere numerosi problemi, che comportano disturbi e malattie nel mondo attuale. Sono le stesse basi della cosiddetta scienza che vanno cambiate. La Tecno-Scienza si fonda ancora sui principi del determinismo scientifico, che non può contemplare l’insieme dell’uomo. La nostra salute è in stretto rapporto con la Biosfera in cui viviamo, ma il divario tra il potere e la scienza impedisce di ammettere, valutare e provare a curare l’enorme flusso xenobiotico cui è sottoposto l’organismo di tutte le forme viventi.
È a rischio la stessa sopravvivenza dell’intero sistema vivente. Vanno cambiati i paradigmi scientifici, perché l’uomo non è un sistema isolato, (macchina: parametro della tecnologia), ma un organismo biologico connesso, che vive grazie a uno scambio permanente di materia, energia, informazione con l’esterno.
L’Accademia della Funzione Naturale Umana nasce per condividere e confrontare informazioni, dati, esperienze. Per approfondire la comprensione di ciò che provoca le disfunzioni naturali dell’uomo, e quanto può invece ripristinare il suo equilibrio, tenendo ben presente che ogni uomo ha caratteristiche uniche e personali, non assoggettabili a standard e a parametri univoci.
«La matematica, guida sovrana della scienza nel dominio dell’abiotico, non è tale nel dominio del vivente…Del resto, anche nel mondo esterno non tutto è matematicamente descrivibile. Nessuna formula può descrivere la forma cangiante di una nuvola o il moto di una foglia che cade» (A. Sacchetti da “Scienza e Coscienza”, Arianna Editrice, cap. 4)

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“La coerente diversità e unità del vivente. Un riscatto epocale” (Livorno 2015)

Atti Convegno: Tributo Scritto di Eduoardo Zarelli, Editore di Arianna, per il convegno di Livorno, 14 Novembre 2015

Aldo Sacchetti, è uno dei pochi “padri nobili” dell’ecologismo italiano, che non hanno contrabbandato le scelte etiche con qualsivoglia opportunismo culturale e politico. Non è un caso che se l’ambientalismo nostrano si è disperso, l’esempio, la ricerca e gli insegnamenti di questo pensatore resta fonte originale di qualsiasi “nuovo inizio”, intesto come nuovo paradigma olistico capace di operare quella trasformazione necessaria dell’esistente, sempre più urgente e irrinunciabile. Dopo aver vinto il premio speciale “Firenze Ecologia” con il libro Sviluppo o salute: la vera alternativa (Patron, Bologna, 1981), ha scritto il saggio L’uomo antibiologico. Riconciliare società e natura (Feltrinelli, Milano, 19973). È autore, con il fratello Lamberto, de La democrazia degli erranti e la coerenza ecobiologica (Guaraldi, Rimini, 1996). L’ultima fatica Scienza e coscienza. L’armonia del vivente (Arianna Editrice, 2006) l’ha voluta realizzare con la piccola casa editrice che da due decenni dirigo. Per me è stato un privilegio di cui porterò riconoscenza all’uomo, ancor prima che al pensatore, per l’intera esistenza e ragione culturale della editrice stessa. È un saggio fondamentale – oggi e domani ancor più di quando lo abbiamo pubblicato – che porta a maturazione definitiva le intuizioni raccolte nell’arco della sua ricerca pluridecennale, nella prospettiva di una scienza nuova, non più avalutativa e dissipatrice ma eticamente fondata sulla simbiosi empatica tra l’uomo e la realtà naturale.
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Giorgio Nebbia: “L’insostenibilità della sostenibilità”

di Giorgio Nebbia pubblicato nel sito di Fondazione Micheletti

… « E’ del tutto vano chiacchierare su quanto a lungo potrà durare la storia dell’uomo sulla Terra, su quanto potranno durare le riserve di petrolio o di minerali, su quanti gradi aumenterà la temperatura del pianeta o su quanti metri si solleveranno gli oceani, sul massimo numero di esseri umani che la Terra può sopportare. Nove miliardi di persone a metà del XXI secolo? dieci o undici alla fine del XXI secolo? Come vivranno e dove saranno questi in futuro? Finirà un giorno l’avventura degli esseri umani su questo pianeta? Domande futili perché anche dopo la scomparsa degli esseri umani, dei nostri arroganti grattacieli e delle nostre fabbriche e centrali, e anche quando le scorie radioattive che lasciamo alle generazioni future si saranno stancate di liberare radioattività, continuerà la vita, quella si, sostenibile, a differenza delle cose umane, fino a quando il Sole anche lui, non si sarà stancato di gettare calore nello spazio. Per ora, nel brevissimo (rispetto ai tempi della natura) spazio di una o dieci o cento generazione, accontentiamoci di ammirare il mondo che ci circonda e, se possibile, di rispettarne le meraviglie

Inquinamento dell’aria: non solo rischi cardiovascolari e tumorali, ma anche neurotossici

di Patrizia Gentilini | 3 ottobre 2015 – IlFattoQuotidiano.it

Nell’aprile scorso segnalavo in un post i risultati di un lavoro scientifico condotto sulla grande coorte delle infermiere americane che correlava l’esposizione in utero, specie nel terzo trimestre di gravidanza, a elevati livelli di PM2,5 con un aumento del rischio di autismo nell’infanzia; ulteriori studi hanno poi fatto emergere come anche altri inquinanti, che fanno ormai parte dell’aria che respiriamo quali il monossido di carbonio o gli Idrocarburi Policiclici Aromatici (Ipa) abbiano un’azione neurotossica specie sul cervello in via di sviluppo tanto che si parla di “neurotossine” nell’aria. Lo studio sul monossido di carbonio dimostrava che questo può passare attraverso il sangue placentare e danneggiare il fisiologico sviluppo del cervello fetale. Continua a leggere l’articolo