“L’impossibilità”, La Perdonanza n.57, 2003

di Aldo Sacchetti
Nel XX secolo la scienza separatrice ha prodotto la distinzione irreversibile socialmente più grave e pericolosa: quella tra la folla immensa degli incompetenti e i presunti competenti della tecnoscienza, in grado di misurare i rischi e di imporre ovunque il proprio paradigma circolo perverso contro natura all’origine ovunque il proprio paradigma interpretativo della realtà. La :tecnologia nucleare consegnava all’Industria processi di trasmutazione dei legami più interni all’atomo, provocando – tra l’altro – la formazione di radionuclidi non esistenti in natura assolutamente incompatibili con la vita. Alcuni di questi rimangono radioattivi per migliaia o addirittura milioni di anni. È in ogni caso impossibile impedire l’emissione dì radiazioni Iesive dai radionuclidi durante tutto il periodo del loro decadimento. Tra i prodotti indesiderati della tecnologia nucleare, quelli con più lungo decadimento debbono essere mantenuti in sicurezza, separati dalla vita, per tempi che vanno oltre ogni ragionevole orizzonte storico. Abbiamo scatenato un demone che non è più possibile controllare con certezza. Leggi tutto ““L’impossibilità”, La Perdonanza n.57, 2003″

“La sublime bellezza della maternità”, La Perdonanza n.56, Ott. Dic. 2002

di Aldo Sacchetti

Quella solatia mattina del 5 ottobre 1943, all’età di diciotto anni, giacevo in un letto della vecchia clinica chirurgica di Bologna, in attesa di essere sottoposto a un grave intervento. Poco dopo le 11 l’improvviso allarme aereo, l’urlo delle sirene, il panico di una città che appena dieci giorni prima era stata colpita da un tragico bombardamento, con oltre mille morti. Il personale ospedaliero si affrettò a trasportare gli infermi nei sotterranei dell’edificio, allora di un solo piano. Costretto dalla malattia all’immobilità, rimasi solo con mia madre nella clinica improvvisamente deserta. Ella, dal giorno del ricovero, non mi aveva abbandonato un istante e, appena risuonò minaccioso il rombo delle “fortezze volanti”, pregando con ardore si stese su di me per proteggermi. Quasi soffocato da quel seno e con il volto piegato su una spalla per respirare, udivo il fragore delle bombe mentre sul fragile tetto grandinavano schegge di ogni sorta. Ma sentivo anche il suo grande cuore pulsare ansiosamente con il mio, uniti come quando, nel suo grembo gravido, palpitavamo insieme, soggetti inscindibili di un’unica creazione. Leggi tutto ““La sublime bellezza della maternità”, La Perdonanza n.56, Ott. Dic. 2002″