Infarti, aritmie ma anche autismo. Lo smog il primo nemico: intervista a Savina Nodari

  • di Piertro Gorlani, 24 ottobre 2016 – Corriere della Sera, Brescia

«Un giorno con Pm 10 record equivale ad un pacchetto di sigarette»

È lo smog con le sue famigerate polveri fini la vera emergenza ambientale di Brescia e delle città più industrializzate del Nord Italia. È corresponsabile dell’aumento di infarti ed ictus. Crea danni genetici. Ed è tra i principali indiziati dell’aumento vertiginoso di autismo infantile. Lo ribadisce con competenza scientifica Savina Nodari, cardiologa e docente universitaria con svariate centinaia di pubblicazioni alle spalle. Tra le sue ricerche più note quella condotta (per due anni) sui ricoverati in ospedale per problemi cardiaci: ha dimostrato che

per ogni aumento di 10 microgrammi al metro cubo di Pm 10 e Pm 2,5 aumentano del 3 per cento infarti, scompensi, aritmie. Ha dimostrato che la gente muore per l’aria avvelenata (la stessa Ats ha fissato in 437 l’anno il numero dei decessi per smog , mentre sono 18 i mesi di vita persi da ogni bresciano per lo stesso motivo).

È lei la terza specialista del Civile (dopo la dermatologa Manganoni e l’oncologo Ferrari) con cui il Corriere ha deciso di approfondire la relazione tra inquinamento, stili di vita e salute, grazie alla mediazione della delegata dal sindaco alle politiche sanitarie della Loggia, Donatella Albini.

Professoressa, la principale criticità ambientale a Brescia è l’inquinamento atmosferico. Quali le ricadute sulla salute?

«Nei mesi invernali il particolato aumenta. Una volta respirato non crea solo danni al sistema respiratorio ma agisce a livello sistemico, dando luogo ad una infiammazione generalizzata che scatena l’evento cardiovascolare. Tanto più il particolato è fine tanto più oltrepassa la barriera dell’alveolo polmonare ed entra nel sangue. Ho dimostrato che ad ogni aumento di 10 microgrammi di polveri fini nell’aria corrisponde un aumento del 3% dei ricoveri. A volte anche chi non ha patologie cardiovascolari viene colpito da infarto. E abbiamo un aumento di eventi acuti anche tra i giovani. Non è un problema solo di Brescia, ma di tutto il bacino padano. Un problema molto serio visto che respirare per un giorno aria con 70 microgrammi di Pm 10 equivale ad assumere il particolato contenuto in un pacchetto di sigarette».

Le polveri fini negli ultimi anni stanno calando anche se si supera sempre la soglia di 35 giorni fuorilegge stabilita dall’Ue. Come tutelarsi?

«Vanno attuate politiche strutturali per contenere l’inquinamento, come fatto in altri paesi europei. Vanno dati ai cittadini strumenti per poter cambiare i loro stili di vita: penso al potenziamento del trasporto pubblico. A Brescia la metropolitana ha disincentivato l’uso dell’auto, ora serve agire sull’hinterland. Le domeniche ecologiche invece sono uno sciocco palliativo: non servono a nulla. Meglio sarebbe limitare la velocità dei veicoli sulle strade. E nei periodi con alte concentrazioni di Pm 10 sarebbe più efficace lavare le strade per evitare il sollevamento di particolato. I cittadini poi
devono adottare comportamenti più virtuosi: il riscaldamento genera molte emissioni ed in troppe case ed uffici le temperature sono eccessive. Andrebbe anche evitato l’uso di camini a legna aperti, perché sono fonte di particolato. E nelle giornate di forte inquinamento i neonati non dovrebbero essere trasportati in passeggino, perché più esposti alle polveri. Meglio il marsupio».

Vista l’«aggravante» dell’inquinamento a Brescia è ancora più importante avere stili di vita corretti.

«Certamente. Fumo, colesterolo, sedentarietà, sono fattori noti per il rischio di malattie cardiache. E l’esposizione a più fattori ha un effetto moltiplicativo. Ad esempio, un lavoratore esposto a emissioni inquinanti se fuma aumenta di centinaia di volte la possibilità di contrarre malattie».

Le Pm 10 creano anche danni al Dna dei bimbi, come dimostrato dallo studio Respira dell’università di Brescia.

«L’ambiente interagisce con il nostro DNA. E se è comprovato il nesso di causalità con le mutazioni genetiche che danno origine ai tumori, vanno indagate le relazioni con altre patologie, come quelle comportamentali. In letteratura ci sono studi che dimostrano come il forte aumento dei casi d’autismo sia legato all’esposizione a certi inquinanti, come le Pm 2,5. Noi abbiamo dei genomi quiescenti: determinati stimoli ambientali possono slatentizzare delle sequenze di DNA. Chi è predisposto all’autismo lo può sviluppare se vive in un contesto ambientale. Non c’entrano nulla i vaccini che tanto preoccupano diversi genitori».

Uno studio Usa ha dimostrato come le polveri aero disperse di PCB aumentano il rischio di malattie cardiache. Perché non fare una ricerca simile sui residenti del sito Caffaro?

«Sarei disponibilissima. Brescia offre opportunità uniche di ampliare le conoscenze medico scientifiche a vantaggio di tutti i cittadini del mondo. Sfruttiamole. Ho anche proposto ad ATS di estendere su scala nazionale il mio studio che correla l’esposizione al particolato ad eventi cardiovascolari. Potrebbe dare più forza a politiche governative di riduzione delle emissioni. Mi piacerebbe anche studiare meglio categorie a rischio come vigili urbani o autisti di autobus, mettendo a punto con la collega Maria Luisa Volta di Ingegneria un monitoraggio personalizzato di questi soggetti».

“Dossier” Inquinamento:

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