Amalgama dentale 1: Introduzione

L’amalgama dentale è un composto di mercurio liquido al 45-50% e una lega di polvere di argento, stagno, rame, zinco.
La quantità di mercurio varia in base alla misura della superficie di amalgama esposta.

Mercurio è senz’altro il più tossico, ma non va sottovalutata neanche la lega. Non è volatile come Hg, ma rilascia ugualmente molecole tossiche dalle superfici dei denti dove l’amalgama è incastonato, per abrasione e corrosione continua, usura..

Una dose di amalgama contiene fino a 440 milligrammi di mercurio, così il numero di molecole ‘ di 19 cifre: 1.321.109.486.400.000.000 (1 trilione 321 biliardi 109 bilioni e 486 mila miliardi). La quantità aumenta secondo il numero dei denti otturati e potrebbe arrivare a 5 o 6 trilioni di molecole. Non esiste in natura alcuna sostanza che possa fermare il mercurio, che rilascia molecole direttamente nelle cavità dentali o i suoi vapori nelle cavità nasali. Inizia l’intossicazione lenta e costante.

Calcolo manuale manoscritto di Aldo Sacchetti

I disturbi sono di tipo stocastico probabilistico, tanto sono molteplici, secondo il numero di amalgama e secondo le caratteristiche di ogni persona. Dato che l’intossicazione è lenta, ma costante, i sintomi possono essere ignorati o attribuiti ad altre cause.

Gli apparati coinvolti sono il Sistema Nervoso, Linfa, Endocrino, Articolazioni e ossa (mercurio squlibra sempre l’assorbimento di calcio), Tessuto Connettivo, Degenerazione organica (apparato- meridiano di controllo generale), Stomaco, Pancreas, Reni. Accade che una sostanza sconosciuta dal nostro corpo, porta squilibrio nell’informazione vitale delle nostre cellule, interrompendola come accade con il sistema nervoso centrale e periferico.

I fenomeni più gravi sono la malattia di Alzeimer, morbo di Parkinson, tumori linfatici, emopoietici, ed è possibile un coinvolgimento degenerativo anche per il Pancreas. Tossicosi focale è il termine appropriato per descrivere moltissimi disturbi da amalgama. Focale viene da fuoco, e la tossicosi è una intossicazione del corpo che ha origine da un focolaio. Dai denti l’accumulo tossico finisce per estendersi a un apparato intero o due alla volta. Si chiamano campi di disturbo, quando sono coinvolti due apparati (meridiani), focus se a essere interessato è uno. Con ElectroAgopuncture secondo il metodo di Voll, si possono trovare i vari livelli delle tossicosi focali e dove sono.

Saturnismo

da Wikipedia.org

Il saturnismo è una grave malattia dovuta all’esposizione professionale od accidentale al piombo. Il nome deriva da “Saturno“, dio romano (Crono per i greci) associato dagli alchimisti a questo elemento. L’assimilazione di tale metallo può avvenire per vie cutaneemucose, inalazione o tramite l’apparato digerente (picacismo).

Indice



Cresce il veleno nella falda: da via Milano al Villaggio Sereno è « sos» tetracloroetilene

di Pietro Gorlani, brescia.corriere.it, 19 marzo 2019

Trattasi di solvente clorurato usato in campo civile e industriale per sgrassare metalli o smacchiare tessuti e potenzialmente cancerogeno. Trovato anche nel pozzo San Bartolomeo le cui acque vengono però filtrate e rese potabili

«Brescia galleggia sui veleni» titolava l’edizione bresciana del Corriere il 23 marzo 2015 pubblicando i dettagliati studi Arpa sulla falda. Veleni che — come nel caso del cromo esavalente — negli anni si sono ridotti grazie al venir meno delle fonti d’inquinamento, di qualche bonifica in corso (vedi i siti Baratti, Forzanini, Oto Melara) e grazie all’abbassamento della falda. Ma non è una regola universale. Ci sono tante e pericolose eccezioni. Una su tutte, il tetracloroetilene: solvente definito dallo Iarc «potenzialmente cancerogeno». Nel 2018 è aumentato in modo considerevole nella falda sotto il comparto Milano ed in quella al confine con la Valtrompia: nell’area ex Stefana-Regoli-Slm è 160 volte il limite di legge (che è di 1,1 microgrammi al litro). Aumenti più modesti al Villaggio Sereno. Aumenti che dicono di come sia complessa e urgente la bonifica dei 2.100 ettari di falde sotterranee del sin Caffaro.

Il tetracloroetilene non è l’unico solvente in crescita: sotto la Caffaro cresce anche il cromo (che diminuisce nel resto della città), il mercurio (un massimo di 58 microgrammi al litro) ed i Pcb: nel marzo 2018 è stata rilevata una concentrazione massima di 5,5 mcg/l, ovvero 550 volte oltre il limite soglia. Questo sta a significare quanto sia insufficiente il pompaggio e il filtraggio di 13,5 miliardi di litri d’acqua di falda che da anni effettua la Chimica Fedeli di Pisa, «ospite» dello stabilimento: il prossimo anno verrà sostituita dalla Aecom, la multinazionale Usa che ha vinto il bando per la messa in sicurezza del sito industriale. Arpa ha trovato 58,9 microgrammi di tetracloroetilene s nel pozzo San Bartolomeo, anche se A2A Ciclo Idrico abbatte con carboni attivi tutti i solventi, rendendo l’acqua dell’acquedotto potabile (e dal 2014 ha aggiunto anche il trattamento per il cromo esavalente). Arpa ipotizza che ci sia una storica contaminazione in arrivo dalla Valtrompia e che riguarda la zona nord della città. Le contaminazioni del comparto Milano (fino a 135 ug/l) vengono fatte risalire all’«Iveco» e ad altri sorgenti ignote. Il solvente è leggermente in aumento (fino a 45 microgrammi) anche al pozzo Sereno 1 del villaggio Sereno (disattivato nel 1986).

Per il tetracloroetilene gli «untori» possono essere stati molteplici visto che il solvente è impiegato nel trattamento di metalli, negli sgrassaggi industriali e tessili oltre che nella produzione di vernici. «Si conferma essere uno dei contaminanti più diffusi all’interno dell’area indagata» e l’individuazione delle sorgenti di contaminazione «risulta complessa» si legge nel report di Arpa Brescia. Insomma, non è come il mercurio, i Pcb e il Tetracloruro di carbonio, prodotti esclusivamente in passato dalla Caffaro. Il modello idrogeologico messo a punto da Arpa del resto parla di uno spostamento della falda (di cui esistono tre tipologie) da nord a sud negli anni. Sempre a sud dell’autostrada A4, Arpa ha notato una criticità per il triclorometano al pozzo Torchiani (33,8 microgrammi contro lo 0,6 del 2015): «In crescita rispetto ai precedenti monitoraggi e molto superiore ai valori riscontrabili a monte. Il confronto suggerisce la presenza di una sorgente attiva in corrispondenza o a monte dell’area Torchiani». Fondamentali saranno i nuovi campionamenti che verranno realizzati quest’estate.
pgorlani@corriere.it

“Dossier” inquinamento:

19 marzo 2019 | 11:07

“METALLI TOSSICI E SOSTANZE NOCIVE, INQUINANTI” (Brescia 2019)

di Alberto Frattini, atti convegno presso Ass. Aleph Bardo, Villa Carcina (BS)
vedi anche “Dossier” Inquinamento:

“Definizioni – Brescia e la Val Trompia
Integrazioni naturali nelle intossicazioni non degenerative”

Ma che dire degli scienziati di una medicina assurda, che si perde in interminabili ricerche farmacologiche e in sottili disquisizioni su aspetti spesso del tutto marginali rispetto ai problemi reali che investono la salute collettiva? L’esempio degli ortopedici che ignorano di lavorare su ossa piene di piombo non è il solo
(Aldo Sacchetti, Sviluppo o Salute la vera alternativa, 1981 Pàtron editore)

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Sviluppo e Salute

  • di Aldo Sacchetti, Cap. I di “Sviluppo o Salute, la vera alternativa”, 1981

L’aspetto forse più sconcertante della realtà attuale è che, malgrado il diffondersi delle nozioni sulla nocività dell’ambiente, degli alimenti e dei sistemi di vita tipici dello sviluppo industriale, ad esse non sia dedicato, non solo nei mass-media e nella letteratura non specializzata, ma neppure nel dibattito culturale in genere, quel rilievo e approfondimento che meritano per il fatto di attenere a interessi vitali per la sopravvivenza stessa dell’umanità.

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“Dossier” Inquinamento:

Piombo contro gli inermi

  • di Aldo Sacchetti, Cap. III di “Sviluppo o Salute, la vera alternativa”, 1981

L’inquinante pandemico – Le preoccupazioni espresse per l’inquinamento mondiale da mercurio divengono ancora più serie per quello da piombo. Qui la denuncia non può non farsi vibrata, anzi drammatica. Se l’estrazione mineraria annuale di mercurio raggiunge l’ordine di grandezza di 70.000t, quella del piombo tocca ormai i 4 milioni di t. Largamente utilizzato per la sua malleabilità, il basso punto di fusione (327,4°C), l’alto peso specifico, la scarsa conducibilità elettrica, termica ed acustica, il piombo trova una vastissima gamma di applicazioni nell’industria elettrica e in quella chimica, nelle industrie del vetro, della ceramica, della gomma, delle vernici, delle armi, in radiologia, nell’industria nucleare, ecc. Ma, soprattutto, l’esplosivo incremento della produzione di piombo è legato all’industria automobilistica, che ne è la massima consumatrice (batterie di accumulatori, cuscinetti metallici, leghe per saldatura, additivazione delle benzine).

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“Dossier” Inquinamento:

L’ultima beffa

di Aldo Sacchetti, Cap. X di “Sviluppo o Salute, la vera alternativa”, 1981

Forzato dall’industria a tagliare i ponti con la natura , a rinnegare il suo patrimonio filogenetico, a misurarsi in ogni attimo della propria esistenza – in casa, fuori e perfino nell’utero materno – con un’infinità di aggressioni che ne impegnano il corredo enzimatico e le energie vitali oltre ogni possibilità di recupero, il tecnantropo, quando infine si ammala, è paradossalmente costretto a introdurre nel suo organismo altri veleni, che dovrebbero riparare i danni di quelli precedenti.

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“Dossier” Inquinamento:

I problemi della lotta contro gli inquinamenti dell’ambiente di vita

  • di Aldo Sacchetti, estratto da «Corso di Medicina Preventiva per Medici Condotti» Bologna 1973

In definitiva è non solo e non tanto dalla tecnologia, arma di per sé a doppio taglio, che potremo ottenere il successo nella lotta contro gli inquinamenti e la degradazione ambientale, bensì dalla partecipazione diretta e consapevole dei cittadini alle scelte che riguardano la propria vita e il proprio avvenire.

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“Dossier” Inquinamento:

Cromo nelle acque: valori anomali in sei comuni della provincia

  • di Pietro Gorlani, 15 Febbraio 2016 – Giornale di Brescia
Cromo nell’acqua a Gardone Valtrompia, Concesio, Villa Carcina, Paitone, Lograto e Travagliato: le fonti dell’inquinamento vanno cercate nell’industria

Il passato (ma anche certo presente) industriale della Valtrompia e dell’hinterland continua a lasciare il suo marchio nell’ambiente. Stiamo parlando del cromo esavalente, metallo cancerogeno utilizzato per i bagni galvanici di molte lavorazioni (armi, pentole, rubinetti). Che si rintraccia ancora nell’acqua potabile di Gardone Valtrompia, Concesio, Villa Carcina, Paitone, Lograto e Travagliato, anche se non in tutti i quartieri. Si va dai 17 microgrammi al litro in via Molini a Concesio, ai 6 microgrammi di Lograto.

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“Dossier” Inquinamento:

Cromo nell’acqua: Brescia fa scuola, valori elevati a Concesio e Villa Carcina

di Pietro Gorlani, 7 Gennaio 2017 – Brescia Corriere.it

Il Ministero abbassa i limiti di Cromo in tutta Italia
Sulla scorta del caso Brescia, città che aveva alti livelli di cromo, la concentrazione massima passerà da 50 a 10 microgrammi al litro.«Fuorilegge» Concesio e Villa Carcina

Anni di paure e dibattiti per l’eccesso di cromo esavalente nell’acquedotto cittadino (una media oscillante tra i 7 ed i 9 microgrammi al litro fino all’estate 2014) e la conseguente soluzione definitiva trovata da A2A e Loggia, hanno fatto scuola a livello nazionale. Proprio sulla scorta del «caso Brescia» (La situazione di pochi anni fa la potete leggere nel pezzo linkato qualche riga più in giù) il ministero della Salute ha recentemente emanato un decreto che abbassa da 50 a 10 microgrammi (ug) al litro i limiti di legge per il cancerogeno cromo VI nelle acque potabili. Una volta pubblicato in Gazzetta Ufficiale, doterà l’Italia di uno dei limiti più cautelativi al mondo, al pari della California.

Il caso di Brescia e la soluzione trovata due anni fa. Molti ricorderanno le proteste
dei genitori che tra il 2013 e il 2014, erano preoccupati per la salute dei loro figli, costretti a bere nelle mense scolastiche l’acqua di rubinetto, tanto che la Loggia deliberò la fornitura di minerale in bottiglia. L’Asl sottolineava che i limiti di legge (50 ug per il cromo totale) per l’Organizzazione mondiale della Sanità erano sufficientemente cautelativi. Ma c’era una schizofrenia legislativa sottolineata dagli abitanti, che firmarono anche un esposto in procura: la legge, per l’acqua di falda, prevede un limite massimo di 5 microgrammi. La chiave di volta arriva nel marzo 2014, quando l’autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) afferma che per escludere del tutto «possibili effetti neoplastici» sarebbe stato meglio non superare il limite di 2 ug/litro per i bimbi e di 5 ug per gli adulti. Da Brescia arrivarono anche due proposte di legge: una del deputato Pd Alfredo Bazoli (propose il limite di 10) e una dei Cinque Stelle (limite di 5). Ora, finalmente, la nuova legge. Che a Brescia è «rispettata» da oltre due anni: da quando A2A aggiunge solfato ferroso ai suoi pozzi trasformando cromo VI in cromo III che viene filtrato e smaltito in fognatura. Certo resta la drammatica situazione delle falde, inquinate da decenni di industrializzazione e dai veleni scesi dalla Valtrompia.

Cromo nell’acqua: problemi in Valtrompia. Se i nuovi limiti per il cromo VI dovessero entrare in vigore oggi, parte dell’acquedotto di Concesio e Villa Carcina sarebbe fuorilegge. Stando alle analisi chimiche Ats, tra novembre e dicembre a Concesio è stata rilevata una concentrazione di 11 microgrammi/litro a S.Vigilio (via Mazzini) e di 12 a Cà del Bosio (parco giochi). Vero è che nella cittadina A2A estenderà al più presto il trattamento con il solfato ferroso. A settembre a Villa Carcina (Viale Italia) la concentrazione rilevata di cromo era di 12 ug. La Valtrompia che ha abusato di cromo per armi e posate ha problemi, anche se minori, anche a Gardone (6 ug in via Rovendolo e via Verdi) ed a Sarezzo (5 ug in via Seradello e I° maggio).
Nella Bassa il cromo è un problema a Lograto (6 microgrammi).

“Dossier” Inquinamento:

“METALLI TOSSICI E SOSTANZE NOCIVE, INQUINANTI” (Brescia 2019)

Definizioni – Brescia e la Val Trompia
Integrazioni naturali nelle intossicazioni non degenerative

Presentazione Convegno:

INCONTRO con Alberto Frattini : Analista Bioenergetico EAV e Chinesiologia Specializzata – Scuola di Naturopatia CESNAN Fondatore dell’Accademia della Funzione Naturale Umana

Lunedì 18 Marzo 2019 ore 21.00
Ass. Aleph Bardo, Via Bernocchi, 8 – Villa Carcina (BS)

“Ma che dire degli scienziati di una medicina assurda, che si perde in interminabili ricerche farmacologiche e in sottili disquisizioni su aspetti spesso del tutto marginali rispetto ai problemi reali che investono la salute collettiva? L’esempio degli ortopedici che ignorano di lavorare su ossa piene di piombo non è il solo”
(Aldo Sacchetti, Sviluppo o Salute la vera alternativa, 1981 Pàtron editore)

INGRESSO LIBERO. GRADITA LA PRENOTAZIONE E EVENTUALE OFFERTA .

“Antibiologia dello sviluppo: una produzione contro natura” di A. Sacchetti, 2008

Aldo Sacchetti analizza l’impatto negativo della produzione sugli equilibri ambientali. Fin da quando andavano ponendosi le basi energetiche dell’era industriale si delineò nitido il contrasto fra le esigenze fisiologiche della biosfera – nella quale lo stesso organismo umano è integrato – e quelle di una società che veniva ineluttabilmente orientando la sua economia verso lo sfruttamento sempre più intenso di risorse non rinnovabili. Nel XIII secolo l’uso del carbone in Inghilterra provocava luridume, inquinamento e disagio, suscitando le vivaci rimostranze della nobiltà londinese. Ciò mentre ai lavoratori si schiudeva un solo destino: continuare a pagare, nelle miniere e nelle fabbriche, il più pesante contributo di sofferenze, di malattie e di morte, allo sviluppo del sistema produttivo. La natura – che l’estendersi dell’agricoltura aveva privato, nel giro di poco più di un millennio, del fitto mantello di foreste da cui l’Europa occidentale era un tempo coperta – non tardò ad accusare gli effetti nefasti delle nuove tecnologie. Nel 1500 l’umanista e scienziato tedesco Georg Bauer, da noi più noto col nome latino di Giorgio Agricola, così parlava dell’attività mineraria, che già appariva premesso materiale della nuova era: «Uno dei più forti argomenti dei detrattori di questa attività è che i campi vengono devastati: perciò la legge ha vietato agli italiani di scavare la terra per ricercare i minerali e danneggiare così i fertili campi, le vigne, gli oliveti. Essi deplorano che le piantagioni siano abbattute per costruire macchine e per fondere metalli. La scomparsa dei boschi provoca lo sterminio degli uccelli e di altri animali che sono gradito nutrimento dell’uomo. L’acqua di lavaggio dei minerali avvelena fiumi e ruscelli ed elimina i pesci. A causa delle devastazioni arrecate ai campi, ai boschi, ai corsi d’acqua, gli abitanti del luogo trovano difficoltà a procurarsi quanto occorre per vivere».

Estrazione mineraria

L’intensità delle coltivazioni minerarie di quattro secoli fa non può essere neppure paragonata a quella odierna. Nel 1983 la produzione mondiale di acciaio superò i 780 milioni di tonnellate e furono estratte circa 210.000 t di stagno; 650.000 di nichel; 5 milioni di amianto; 5,3 milioni di piombo; 6,5 milioni di zinco; 9,2 milioni di cromo; 9,7 milioni di rame; 15,3 milioni di alluminio; 2,7 miliardi di carbone; 2,8 miliardi di petrolio. L’impiego dei minerali è andato crescendo in progressione geometrica nell’ultimo secolo. L’estrazione mondiale del piombo non raggiungeva 130.000 t nel 1860, quella dell’alluminio, nel 1900, le 50.000. Il rame era conosciuto fin dal IX millennio avanti Cristo e usato dal III millennio in lega con lo stagno nella metallurgia del bronzo. Ma si ritiene che tutto quello utilizzato in oltre 100 secoli, fino al 1800, sia meno di quanto oggi ne produciamo in un anno. Per una legge fisica ineludibile, una parte di tali sostanze va irrimediabilmente perduta durante le fasi di estrazione, lavorazione, consumo. I combustibili fossili, anzi, vengono estratti proprio per essere distrutti nella combustione. Già le ricerche promosse, a partire dal 1970, dal Club di Roma, avevano posto in evidenza la finitezza delle riserve naturali, la globalità delle interazioni tra società, tecnologia, ambiente e i conseguenti inevitabili limiti dello sviluppo.

Accumuli altamente nocivi

Adoperare beni non rinnovabili – dal momento che anche le più avanzate tecniche di riciclaggio non possono impedire una dissipazione di materia in ogni successivo utilizzo – porta progressivamente al depauperamento quantitativo e qualitativo delle risorse. E ciò avverrebbe anche se il tasso di sviluppo fosse zero o lo sfruttamento decrescente. La prospettiva è, quindi, la perdita di minerali, associati dai primordi all’evoluzione stessa della civiltà. Ma più grave è un’altra considerazione. Finché le attività produttive rimasero iscritte nei grandi cicli biogeochimici mossi dall’energia solare, la biosfera non conobbe accumuli nocivi. In essa, infatti, ciò che è residuo di una specie è alimento di altre. Questo il segreto che ha permesso alla vita di svilupparsi in tre miliardi e mezzo di anni senza creare disordine, arricchendo anzi l’armonia della natura. La rivoluzione industriale, invece, ai processi ciclici che costituiscono la regola biologica sostituisce singole catene lineari, unidirezionali nel senso: produzione – consumi – rifiuti.

Entropia alle stelle

Insieme al rapido impoverimento di risorse si determina così una parallela disseminazione di scorie, incompatibili con le esigenze omeostatiche degli esseri viventi. I dati relativi all’accelerato flusso di materia verso il mare sono eloquenti, ma non bastano a far intendere la dimensione del problema. Le innovazioni tecnologiche dopo l’ultima guerra mondiale hanno accresciuto a dismisura l’impatto negativo della produzione sugli equilibri ambientali. Alla imponente circolazione di minerali tossici che la Terra custodiva gelosamente nella forma chimica più stabile entro le proprie viscere, ben segregati dalla vita, si è aggiunta un’infinità di sostanze create dall’uomo e del tutto estranee alla fisiologia animale e vegetale. L’entropia del sistema fisico terrestre è vertiginosamente aumentata.